Gen 2021

Ardere senza esaurirsi

Roman Bamert: “Non avere eccessive aspettative da parte del pastore!”
Roman Bamert è pastore ed anche consulente. Egli stesso in passato ha sofferto di esaurimento nervoso e sa di cosa parla. Oggi tiene seminari sull’argomento. L’obiettivo per i pastori è quello di ardere, di dare tutto se stessi senza esaurirsi.

Intervista della rivista Idea-Schweiz: Roman Bamert, quali fattori favoriscono un esaurimento nervoso?

Roman Bamert: Da un lato la propria personalità – ad esempio la tendenza al perfezionismo – abbinata alla necessità di piacere alle persone, di ottenere un riconoscimento e un poco equilibrio con l’attività professionale. Vi sono inoltre dei fattori che agiscono fortemente sul posto di lavoro: una struttura fortemente gerarchica, la mancanza di libertà creativa, la mole di lavoro, così come il tipo di rapporto con i colleghi e con i superiori. I fattori che agiscono negativamente sono aspettative poco chiare ed una insufficiente descrizione del lavoro. L’ esaurimento può colpire tutti i gruppi di persone, da chi gestisce la propria famiglia agli insegnanti, dai politici agli imprenditori.

I pastori sono particolarmente a rischio?

Sì, soprattutto le persone di mezza età e coloro che hanno iniziato il ministero. Nelle comunità ho osservato che questa problematica viene sì affrontata, ma rimane sempre aperta la questione di come il pastore possa rimanere in salute nel lungo periodo del suo servizio. Nella nostra associazione, Bund Evangelischer Gemeinden (BEG), la Federazione delle chiese Evangeliche, i pastori a tempo pieno sono ancora pochi. Questo produce un effetto alquanto rilassante. Molti sono attivi non solo nella chiesa, ma anche nel loro lavoro secolare. La generazione cosiddetta dei “Baby boomer” (nati dopo tra il 1946 e il 1964) è stata fortemente influenzata dal desiderio di investirsi totalmente. Gli appartenenti invece alla generazione X e Y (tutti coloro che sono nati tra il 1965 e il 1999) sono più propense a chiedersi: come posso svolgere la mia attività lavorativa e trovare un buon equilibrio? Non vogliono semplicemente essere relegati in un ruolo di factotum, una posizione da tuttofare. Questa è la sfida che dobbiamo affrontare per introdurre i giovani nelle loro attività. Essi non devono essere investiti di un ruolo, solo per un punto di vista strutturale, motivato da un’alta aspettativa nei loro confronti.

Cosa può fare la comunità affinché il pastore non si ammali di esaurimento nervoso?

Un pastore maturo, una volta mi ha detto: “Per il mio ultimo periodo nel ministero, spero di poter fare per la comunità tutto quello per cui il mio cuore batte e che rientra appieno nella mia vocazione”.
In sintesi il suo desiderio era quello di non essere sempre tenuto a dover spiegare il perché non poteva e non voleva fare determinate cose, come ad esempio accettare compromessi. Una comunità dovrebbe sostenere il proprio pastore a cercare la sua vocazione. Dovrebbe incoraggiarlo a vivere la sua vocazione, ad ammettere che egli non sempre riesce a fare tutto e a seconda della necessità si lasci consapevolmente aiutare.
A volte si dovrebbe anche chiudere un occhio e organizzare le attività diversamente, soprattutto quando il pastore raggiunge i suoi limiti. Conosco un pastore che ha il dono dell’evangelismo. È stato più volte ripreso di non dedicarsi alle visite pastorali a casa dei fedeli. Se un pastore ha il dono dell’evangelismo, dovrebbe svolgere questo compito senza sentirsi in colpa per aver fatto poche visite a domicilio. È necessario chiedersi se le aspettative devono essere adattate alla persona del pastore o viceversa. Molte volte le aspettative nella chiesa sono molto alte e per di più spesso non sono ancora chiaramente definite.

Bamert è un pastore della Federazione delle Chiese Evangeliche / BEG Muri ed è un consulente indipendente. Tiene seminari sul tema “Esaurimento – come posso ardere senza esaurirmi?”

 

  • Fonte: © ideaschweiz.ch / Jesus.ch
  • Autore: Christof Bauernfeind
  • Traduzione: Gabriella Mezzanotti
  • Upload: Grazia Marano