Dic 2020

Una parolina sull’amore e sui sentimenti

Che cos’è l’amore?
L’amore è così svariato, ha talmente tante facce che è impossibile esprimerlo a parole. Così come ci è impossibile spiegare Dio, non siamo in grado di spiegare cos’è l’amore. Cercherò quindi anch’io di mostrare come si manifesta l’amore.

Amare senza i sentimenti

Giovanni mi disse che non provava più niente per sua moglie.
Una situazione senza via d’uscita? Tutt’altro! È comunque evidente che Giovanni e Renata dovevano riconsiderare la loro situazione. Essi, infatti, avevano preso i loro sentimenti come parametro per il loro amore, e dato che i sentimenti possono anche cambiare, entrambi credevano che una volta cambiati i sentimenti, anche il loro amore fosse finito.
Tuttavia dopo aver imparato ad amare di nuovo, anche i bei sentimenti che avevano provato l’uno per l’altra ricomparvero.
Com’è possibile una cosa del genere?

Amore e sensazioni…

Una delle menzogne più grosse della nostra società è la credenza che le sensazioni ci forniscano informazioni sulla realtà. Chi crede a questa affermazione, non riuscirà mai ad avere dei rapporti sereni con gli altri.
In altre parole: l’amore non è una sensazione, ma un atteggiamento che si esprime agendo in modo ben preciso, cioè cercando di definire e di soddisfare i veri bisogni (e non i capricci) dell’altro. Per riuscire a comportarsi in questo modo (con tutte le conseguenze che esso comporta) occorre prendere delle decisioni precise e dettate dalla propria volontà. È impossibile riuscirvi sulla base di sensazioni improvvise. Prima dunque vengono le azioni e poi i sentimenti.
Le sensazioni dovrebbero esserci di aiuto: esse sono degli strumenti a nostra disposizione, non i padroni delle nostre azioni.
Chi si lascia guidare ciecamente dalle sensazioni dipenderà sempre di più da queste ultime, fino a diventarne schiavo.
Anche se mi rendo conto che tutti i paragoni hanno dei limiti, vorrei spiegare con l’aiuto di un esempio il rapporto tra amore pratico e amore guidato unicamente dalle sensazioni.
Ammettiamo che amare sia come guidare un’automobile. Per guidare un’automobile, dunque, occorre prendere una decisione iniziale; mi siedo al volante, giro la chiavetta dell’accensione, metto la marcia e parto. Per guidare veramente, però, devo anche compiere determinate azioni: condurre l’auto, accelerare, frenare… Guidare un’auto significa perciò fare le azioni necessarie, di mia spontanea volontà. Per certe persone però, guidare diventa interessante soltanto se, mentre guidano, esse, guardando nello specchietto retrovisore, vedono una bella nuvola di polvere. Più si accelera e più grande diventa la nuvola.
Il nostro automobilista, guidando ad alta velocità incappa in un temporale. Piove a dirotto e improvvisamente il a causa della pioggia il polverone sparisce. Si potrebbe allora dire che egli non sta più conducendo la vettura?
A questo punto paragoniamo il polverone all’amore, guidato unicamente dalle sensazioni.
Se a causa di problemi ed incomprensioni le sensazioni svaniscono, si potrebbe dire che l’amore non esiste più? Sarebbe assurdo!

Essere o rendere felici?

Già fin d’ora, cari lettori, ci rendiamo conto del fatto che la riuscita di un matrimonio dipende dalla disponibilità dell’amore dei coniugi.
Chi si sposa unicamente per essere amato – e soprattutto felice – va incontro alla più grande delusione della sua vita!
Chi invece, sa che sposarsi significa imparare ad amare e fare felici, riuscirà a superare le tensioni ed i conflitti del suo matrimonio, sarà coraggioso e non si lascerà guidare dagli sbalzi d’umore, dalla mancanza di rispetto e di autocontrollo.

L’importanza dell’imparare ad amare è dimostrata dal fatto che la maggior parte dei problemi coniugali, sorgono dal blocco causato dalla tendenza all’appagamento dei bisogni. I bisogni propri sono decisivi. Solo difficilmente si rimanda o si rinuncia al loro appagamento. L’altro diventa soltanto un mezzo che permette di soddisfare i propri desideri.

Il matrimonio come unità

Qualche tempo fa, sono stato ospite a Colonia, a casa di un professore credente. Dato che la moglie ci aveva preparato un pranzo delizioso, il professore non mancò di lodarla amorevolmente.
“Anzi, non dovrei lodare mia moglie per l’ottimo pranzo che ci ha cucinato, perché così facendo lodo me stesso”, disse il professore, “mia moglie ed io, infatti, siamo una persona sola!”
Questa osservazione, peraltro importantissima, è altrettanto rara. Dio ci dice che il matrimonio è un’unione e che marito e moglie sono un unico essere.
Per questo motivo noi uomini dovremo amare le nostre mogli e riservare loro la stessa cura con la quale ci occupiamo del nostro corpo.. Poiché come io ed il mio corpo siamo una sola cosa, così anch’io e mia moglie formiamo un unico essere.
Se trascuro il mio corpo, ad esempio smettendo di bere, ben presto mi troverò senza forze e tutta la mia personalità ne sarà coinvolta al punto, che non riuscirò più a svolgere il mio lavoro, né ad adempiere i miei compiti.

Chi trascura la propria moglie fa del male al corpo coniugale e non svolge il compito affidato da Dio al marito ed alla moglie. Bisognerebbe amare la propria moglie unicamente per il fatto che per il fatto stesso che è nostra moglie, e non cercare di soddisfare i bisogni personali”. Bene, fate pure! State attenti però che il vostro amore non abbia il sapore della distanza fredda e condiscendente.

La Bibbia è molto realista a questo proposito: dato che ogni uomo dipende dal suo corpo, lo tratta bene. Se un marito si prende cura allo stesso modo anche di sua moglie, non è un segno di debolezza egoista, poiché in base all’unità coniugale egli dipende anche da lei. Inoltre, dato che tengo a svolgere i compiti assegnatimi da Dio, nel miglior modo possibile, come mangio, mi prendo cura anche di mia moglie, affinché il nostro matrimonio sia sereno e possa influire positivamente anche sugli altri.

Tutte le mogli hanno bisogno di un marito che le capisca, il ché implica che l’uomo deve imparare a capire sua moglie ed a rispettare la sua natura, sia fisica che psichica.
Allo stesso modo, tutti i mariti hanno bisogno di una moglie che si preoccupi di capirli fino in fondo, e che a sua volta rispetti le debolezze dell’ego maschile.
In questo modo l’esperienza dell’unità aumenterà di giorno in giorno. I coniugi sapranno di potersi fidare l’uno dell’altra, proprio poiché ognuno di loro vive in modo responsabile. Si tengono sempre presenti (anche nell’ambito sessuale) la gioia e la felicità dell’altro.
Si è dunque nella stessa barca, il che implica una coincidenza di basi, di obiettivi, ma anche di interessi pratici, come le finanze, l’educazione dei figli, ecc. Per questi motivi, nessuno dei coniugi sminuirà o accuserà l’altro di fronte ai figli (oppure a terzi).

Estratto dal libro Noi Due di Walter Nitsche, Editore: DLC

 

  • Fonte: © Diffusione letteratura cristiane, 9442 Berneck
  • Autore: Walter Nitsche
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