Ero un ateo fanatico e mi sono convertito al cristianesimo

Avevo 6 o 7 anni. Un giorno nella mia piccola scuola in Bretagna stavamo parlando di religione. Ricordo che durante il dibattito un compagno di classe sosteneva che tutto il mondo avrebbe creduto in Dio. Dopo che tutta la classe si dichiarò d’accordo, mi alzai improvvisamente in piedi con la ferma intenzione di distruggere questa teoria. “No, dichiarai solennemente, per quanto mi riguarda, io non credo in Dio.”
Questo gesto di sfida mi riempì d’incredibile orgoglio. Come un bambino che dichiara con naturalezza che Babbo Natale viene da una favola, sentivo di essere molti più avanti dei miei compagni, secondo il principio: tu ci credi ancora, io me lo sono lasciato alle spalle da qualche tempo!

Sono cresciuto in una famiglia atea
Non essendo stato battezzato e non avendo ricevuto alcuna istruzione religiosa, il mio universo non era assolutamente ricettivo nei confronti del cristianesimo. Anche le feste cristiane non avevano alcun significato religioso. Il Natale, nella mia visione delle cose, era una festa basata sui regali; la Pasqua era la festa del cioccolato e la domenica non era tanto il giorno del Signore quanto un'opportunità per trascorrere un giorno senza lavorare. A tavola, nella mia famiglia non si pronunciava la parola "Dio". Le poche volte che si è parlato di Lui, è stato da un punto di vista critico, per chiamare in causa l'arretratezza della chiesa. Le lezioni di storia a scuola confermavano questa visione retrograda: il cristianesimo non aveva forse creato l'Inquisizione, dato impulso alle Crociate e bruciato vivo Galileo Galilei? In altre parole, il cristianesimo non aveva forse predicato la violenza e condannato il progresso della scienza? Per quanto riguarda i cristiani che ho incontrato qua e là, erano incapaci di dimostrare la loro fede e davano invece una testimonianza vaga che non mi convinceva. Superstizione, credulità e intolleranza erano quindi, a mio avviso, le parole chiave di questa religione, che consideravo come una reliquia dei tempi passati, destinata a scomparire a favore di un'epoca di scienza e positivismo.

Scopro la filosofia
Affascinato dalla scoperta della filosofia nell'ultimo anno di scuola, decisi di studiarla all'università di Strasburgo, dove la mia famiglia si era trasferita. Ero quindi quello che si chiama nichilista: poiché non conoscevo un Dio creatore, e quindi non c'era alcuno scopo dietro l'universo, nulla aveva un senso. L'umanità, nata per caso, sarebbe scomparsa esattamente nello stesso modo. In sostanza, mi sono sentito molto vicino al pensiero di Dostoevskij, che ne “I fratelli Karamazov” dichiara: "Se Dio non esiste, allora sì, tutto è permesso". Mentre camminavo per il mondo, guardandolo con quello sguardo scettico e senza speranza, che dubitava di tutto, anche della morale, un certo Mike si avvicinò a me al termine di una lezione di filosofia. Man mano che ci conoscevamo, venni a sapere che era protestante. Come si può essere cristiani, gli chiesi con tono di rimprovero, se non si è motivati dall'odio per la vita, dalle delusioni o dal bisogno di fantasie fuori dal mondo?

Le argomentazioni si susseguono
Lungi dal perdere la calma, Mike mi rispose ogni volta con argomenti veri e ragionevoli. Per la prima volta ho incontrato un cristiano che rifletteva sua fede, con il quale potevo parlare di fede in modo ragionevole. Per un anno ci accompagnammo così, cercando di convertirci a vicenda nelle accese discussioni: io con la mia visione di un mondo senza Dio, lui con il cristianesimo. Mentre io e Mike ci scambiavamo idee di questo tipo, sono passato dall’essere un semplice nichilista ad ateo cquentare regolarmente. Mi sentii obbligato a far rinsavire tutti quei cristiani che incontravo.

Apro la Bibbia per metterli fuori gioco
Spinto dal desiderio di ottenere la vittoria, decisi di affrontarli con il fondamento della loro fede, la Bibbia, e di leggerla attentamente per fare un elenco delle sue contraddizioni. Al termine di questo lavoro pionieristico, gli occhi di Mike e dei suoi amici si sarebbero aperti e avrebbero dovuto rendersi conto del loro errore. Una sera dell'estate 2005, mentre leggevo la Bibbia con l'obiettivo di distruggerla, sentii improvvisamente un essere avvicinarsi a me, era caldo e freddo allo stesso tempo come una doccia stimolante e aveva una voce interiore che mi diceva: "Alexis, tu sei un peccatore, ma io ti perdono e ti accetto come mio figlio da oggi". Quel giorno di luglio del 2005, quando ho sperimentato Gesù e ho sentito la sua presenza amorevole e piena di misericordia, è iniziata la mia conversione.

Un cambiamento incredibile
Da quella rivelazione fino al mio battesimo il mio rapporto con gli altri, la mia visione del mondo, il mio modo di pensare, sono cambiati. Il mio amico Mike dice che anche la mia vista, prima oscura e tormentata, si è illuminata. Tuttavia, questa conversione è stata l'inizio, piuttosto che il completamento, della mia ricerca. Desideroso di trovare un fondamento basato sulla ragione alla mia esperienza vissuta, ho deciso di dedicare la mia ricerca filosofica al legame tra ragione e cristianesimo.

Quando ebbi in tasca il mio master sull'esistenza di Dio, posi in preghiera davanti a Dio le seguenti alternative: proseguire la strada accademica o far conoscere a un vasto pubblico i tesori del pensiero cristiano. Dio mi ha guidato nella seconda opzione. Da allora, attraverso i sistemi di comunicazione pubblica delle mediateche a cui ho accesso, mi sforzo di ricordare alle persone che se Dio si fa conoscere attraverso un'esperienza, può essere trovato anche attraverso la ragione. Come si può amare qualcuno senza conoscerlo, senza capire chi è? Gesù è davvero vivo, amici miei!

  • Fonte: © mystory.me/story/alexis/
  • Autore: Alexis
  • Traduzione: Gabriella Mezzanotti 
  • Upload: Grazia Marano