Dic 2020

La mia vecchia panchina

Si trova là, sulla montagna, al bordo del bosco; una pista tagliata attraverso gli alberi permette di contemplare le alpi, i pascoli alpini e il bosco. E quella…, sì quella è la mia vecchia panchina. Già dalla giovane età, mi rifugiavo spesso lì sedendomi sulla mia panchina. Il corso degli anni l'hanno logorata. Un falegname l'ha rimessa a nuovo, ma resta sempre la mia panchina.

Ritornandovi l'altro ieri, mi è sembrato di sfogliare le pagine del passato, giorni, mesi ed anni che hanno inciso tante belle e brutte esperienze nel mio cuore. Un ritorno al passato e alle sofferenze per riparare gli errori commessi? Tristezza o frustrazione? No! Non è per questo sterile esercizio che ritorno alla mia panchina. D’altronde la vita è costellata di errori dovuti alla fragilità umana.
Ritorno alla nostalgia per assaporare l'immagine ormai sbiadita dei vecchi bei tempi, nei quali si viveva senza porsi tante titubanti questioni o dolorose revisioni del passato.

Stavo quindi, lì seduto sulla mia panchina. Momenti di grande pace... Nella mia solitudine Dio mi era molto vicino. Potevo aprirgli il mio cuore. Egli mi ascoltava. Sì, Sono certo che Dio mi ascoltava.
Cosa gli dicevo? «Grazie. Grazie per la vita. Con tutte le cose belle e brutte che mi ha portato. Grazie soprattutto per il tuo perdono, la tua pazienza illimitata, la tua misericordia che non mi hanno mai abbandonato».
Il passato mi scorreva davanti agli occhi come un film, con le sue ombre, le sue macchie e le sue luci.
Sono rimasto lì un'ora intera. Alzavo lo sguardo e mi chiedevo con quale genialità Dio avesse inciso le alpi all'orizzonte. Ovunque intorno a me, la natura sembrava traboccare di bellezza. Ed è Dio che ha creato tutto ciò. Il mio eterno Padre, il mio amico fedele che ha camminato al mio fianco attraverso tutti questi anni.
Egli mi ha protetto, aiutato, rincuorato nelle diverse fasi della vita, e io so che mi attende presso di sé, in un meraviglioso cielo che è al di là di questo cielo visibile.

All'improvviso sono stato strappato ai miei pensieri dal rumore di passi sulle foglie morte. Un ragazzino dall'aria birichina mi è passato davanti. La sua mano nella mano della mamma, gli occhietti vispi. Il suo sguardo era tanto chiaro che mi sembrava di leggervi una domanda: «Sei completamente solo?»
E nella mente, col cuore in mano gli risposi: «Sì… vale a dire no… Sono solo, ma non realmente solo. Ti spiego il perché. Vedi, io ho un grande amico. Ho fatto la sua conoscenza molti anni fa. Lui mi conosce bene e mi ama in un modo particolare; addirittura so che Lui mi amerà sempre, poiché Lui stesso me lo ha detto. Inoltre mi aspetta, perché mi ha invitato a casa Sua e Lui ha una casa molto bella!»

Il ragazzino era ormai sparito dietro la curva del viale, il giorno cominciava a cedere alle ombre del tramonto e una indescrivibile dolcezza riempiva l'aria fresca, inondando anche il mio cuore.

Era giunto il momento di ridiscendere a valle, per ritornare al mio vecchio alloggio, questo luogo provvisorio che il mio grande amico mi ha concesso per un tempo. Mi voltai indietro per dire arrivederci alla mia panchina.
«No, io non sono solo e non lo sarò mai. Inoltre aspetto la primavera, una primavera che non avrà mai fine.»

 

  • Autore: Salvatore Farinato / basato sul colloquio con un caro amico - G.G.
  • Upload: Grazia Marano